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Monday, 10 December 2018

Don Milani

Famiglia e Vita:

 

Milani nacque da Albano e da Alice Weiss a Firenze in una famiglia agiata, lui era il secondogenito di tre figli.

Il padre era un chimico con la passione per la letteratura invece la madre proveniva da una famiglia di ebrei boemi che si erano trasferiti a Trieste per lavoro.

Nel 1930, a causa della crisi economica, la famiglia si spostò a Milano. Trattandosi di una famiglia comprendente ebrei, il progressivo espandersi in quegli anni dell'antisemitismo e l'ascesa del nazismo in Germania indussero i genitori a cautelativamente contrarre matrimonio con rito cattolico e a battezzare i loro figli.

Lorenzo era un ragazzo vivace e intelligente, frequentò con scarso profitto il liceo classico Berchet di Milano, diplomandosi nel maggio del 1941. Appena diplomato, rifiutò di iscriversi all'università, cosa che i genitori avrebbero desiderato, e manifestò l'intenzione di fare il pittore.

A fine maggio 1941 iniziò a frequentare lo studio del pittore tedesco Hans-Joachim Staude a Firenze. Staude si rivelerà figura fondamentale non solo per la crescita artistica di Lorenzo, ma anche per il suo cammino verso la conversione. Secondo una sua biografa, le regole artistiche apprese dal maestro saranno applicate alla vita da Milani. Le più importanti regole del maestro sono:

  1. In un soggetto cercare sempre l'essenziale
  2. Vedere sempre i dettagli come parte di un tutto

A settembre 1941 Milani si iscrisse al corso di pittura all'Accademia di Brera a Milano. Qui ebbe come insegnanti Achille Funi ed Eva Tea. Quest'ultima ebbe un ruolo importante nel suscitare nel giovane Lorenzo l'interesse per l'arte sacra e la liturgia. Milani inoltre al interesse per la pittura sapeva parlare inglese, francese, tedesco, spagnolo, latino ed ebraico.

In quel periodo Lorenzo "aveva una cotta per una ragazza conosciuta a Brera quest’ultima si chiamava Tiziana, una sua compagna di corso.

Con Tiziana Milani condivideva la passione per l'arte e un atteggiamento di opposizione al regime fascista. Tiziana sarà testimone privilegiata del cambiamento interiore di Lorenzo, infatti sarà la prima persona a cui dirà che si farà prete, al contrario Tiziana concluderà il corso di studi e diventerà pittrice prima a Milano, poi a Trieste.

Il 9 novembre 1943 entrò nel seminario di Cestello in Oltrarno. Il periodo del seminario fu per lui piuttosto duro, poiché Milani cominciò fin dall'inizio a scontrarsi con la mentalità della Chiesa e della curia: non riusciva a comprendere le ragioni di certe regole manierismi che ai suoi occhi erano lontanissimi dall'immediatezza e sincerità del Vangelo.

Fu ordinato sacerdote nel duomo di Firenze il 13 luglio 1947. Il suo primo, e breve, incarico fu a Montespertoli come vicario in aiuto del parroco locale.

 

La scuola di Barbiana:

 

Le risposte a queste critiche vennero date con una “Lettera ad una professoressa”, in cui i ragazzi della scuola (insieme a don Milani) denunciavano il sistema scolastico e il metodo didattico che favoriva l'istruzione delle classi più ricche, lasciando la piaga dell'analfabetismo in gran parte del paese. La Lettera a una professoressa fu scritta negli anni della malattia di don Milani. Pubblicata dopo la sua morte è diventata uno dei motti del movimento studentesco del '68. Altre esperienze di scuole popolari sono nate nel corso degli anni basandosi sull'esperienza di don Lorenzo e sulla Lettera a una professoressa.

Don Milani abolì ogni forma di punizione corporale all'epoca ammesse per legge nella scuola pubblica, sostituendole con la perdita della benevolenza o del sorriso del maestro. In questo aspetto imitò l'esempio del "pedagogo" Vittorino da Feltre, sebbene l'attività sportiva rivesta un'importanza molto limitata nel modello educativo di don Milani.

 

Nel dicembre del 1954, venne mandato a Barbiana come sostituto al prete precedente, quest’ultima è una città minuscola e sperduta nel comune di Vicchio, in Mugello, con poche case intorno alla chiesa e tanti casolari.

Qui dove iniziò il primo tentativo di scuola, espressamente rivolto alle classi popolari, dove, tra le altre cose, sperimentò il metodo della scrittura collettiva. Gli ideali della scuola di Barbiana erano quelli di costituire un'istituzione inclusiva, democratica, con il fine non di selezionare quanto di far arrivare, tramite un insegnamento personalizzato, tutti gli alunni a un livello minimo d'istruzione garantendo l'eguaglianza con la rimozione di quelle differenze che derivano da censo e condizione sociale.

La sua scuola era alloggiata in un paio di stanze della canonica annessa alla piccola chiesa di Barbiana quando c’era bel tempo si faceva lezione fuori sotto il pergolato. La scuola di Barbiana era un vero e proprio insieme dove si lavorava tutti quanti e la regola principale era che chi sapeva di più aiutava chi sapeva di meno, 365 giorni all'anno.

La scuola sollevò immediatamente delle eccezioni e molte critiche, gli attacchi ad essa furono tanti, dal mondo della chiesa e non solo anche da quello laico.

 La sua morte:

 

Don Milani morì verso la fine di giugno del 1967 a causa di un linfoma di Hodgkin; negli ultimi mesi della malattia volle stare vicino ai suoi ragazzi perché, come sosteneva, "imparassero che cosa è la morte". Tuttavia, nei suoi ultimi giorni di vita fu riportato a Firenze, per morire in casa di sua madre.

Fu poi tumulato nel piccolo cimitero poco lontano dalla sua chiesa e scuola di Barbiana, seppellito in abito talare e, su sua espressa richiesta, con gli scarponi da montagna ai piedi.

La morte chiuse anche il processo di appello, allora ancora in corso, senza dunque consentire che pervenisse a sentenza.

Alcide de Gasperi

Breve storia:

 

Alcide De Gasperi nasce il 3 aprile 1881 a Pieve Tesino, in provincia di Trento.

Nel 1900 si iscrive alla facoltà di filosofia dell'Università di Vienna ed entra in contatto con il movimento cristiano sociale.

Nel 1911 viene eletto nel Parlamento di Vienna dove difende i diritti linguistici dei trentini, e, allo scoppio della guerra contro l'Austria, si schiera per la neutralità italiana. Dopo la guerra il Trentino passa all'Italia e nel maggio del 1921 De Gasperi viene eletto deputato nelle liste del partito popolare, che nel 1924 lo nomina segretario. L'ascesa del fascismo verso la dittatura totalitaria a partito unico, lo costringe a dimettersi alla fine del 1925. Nel marzo del 1927 viene arrestato a Firenze con l'accusa di espatrio clandestino.

 Alla fine del lungo processo è condannato a due anni e sei mesi di reclusione

Si ammala e trascorre la detenzione in una clinica sotto sorveglianza. Vi resta fino al luglio del 1928, quando gli viene finalmente concessa la libertà vigilata, grazie all'intercessione della Santa Sede. Vive a Roma con la moglie e le figlie. Per mantenere la famiglia traduce dal tedesco e, nel marzo del 1929, con l'aiuto di Mons. Montini, è assunto nella Biblioteca Apostolica Vaticana dove rimane fino al crollo del regime fascista.

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Dopo la guerra diventa il leader della Democrazia Cristiana e vince alle elezioni del 1948. Negli anni della ricostruzione De Gasperi ha due grandi progetti: ancorare l'Italia all'Occidente e costruire un grande partito cattolico. È un autorevole uomo politico, riconosciuto dalle potenze vincitrici.

Riesce ad ottenere gli aiuti del piano Marshall per la ricostruzione dell'economia italiana e ha un ruolo di primo piano nel processo di integrazione europea, diventando uno dei padri fondatori dell'Unione europea.

Il leader democristiano s'impegna per creare un partito di massa che tenga insieme le diverse anime del movimento cattolico. La DC vince le elezioni del 18 aprile 1948 contro il Fronte Popolare, che unisce il PSI e il PCI.

 Nasce la prima legislatura repubblicana e ha inizio la stagione del 'centrismo': De Gasperi è presidente del Consiglio nel periodo di massima egemonia della DC nella vita politica nazionale.

Dal 1948 al 1953 l'attività di De Gasperi è impegnata in una politica riformista che non sconvolge gli equilibri sociali e che garantisce alla DC il consenso delle masse popolari e, in modo particolare, di quelle rurali che rappresentano il suo bacino elettorale.

È in questo orizzonte che il leader democristiano si batte per i provvedimenti più importanti del suo governo: la riforma agraria, l'istituzione della cassa del Mezzogiorno, il piano Fanfani per la costruzione di case popolari e la riforma tributaria.

Per rendere più stabile la coalizione governativa, De Gasperi modifica la legge elettorale, in senso maggioritario, nell'imminenza delle elezioni politiche del 1953. Lo scopo è quello di assegnare il 65% dei seggi al partito, che ottenga la metà più uno dei voti. Nelle votazioni di giugno, però il premio di maggioranza non scatta e De Gasperi subisce la prima grande sconfitta politica. È la fine del centrismo e della sua carriera politica.

Muore meno di un anno dopo a Borgo Valsugana, il 19 agosto del 1954, nel Trentino diventato nel frattempo regione autonoma della Repubblica italiana.

Date importanti:

  • Domenica 3 aprile 1881: data di nascita
  • 1900: si iscrive alla facoltà di filosofia
  • 1911: viene eletto al parlamento
  • 1921: viene eletto deputato
  • 1925: costretto dal fascismo a dimettersi dalla carica
  • 1927: viene arrestato per 2 anni e 6 mesi
  • 1929: viene assunto alla biblioteca apostolica vaticana
  • 1948: vince le elezioni
  • 1953: modifica la legge elettorale
  • 19 agosto 1954 : muore a Borgo ValsuganaRisultati immagini per alcide de gasperi eletto al parlamentoTitoli:
  • Presidente del consiglio e della Repubblica Italiana

     

  • Capo provvisorio dello stato

     

  • Presidente del consiglio del regno d’ Italia

     

  • Ministro dell’ interno

     

  • Ministro degli affari esteri

     

  • Presidente e segretario della democrazia cristiana

     

  • Deputato della repubblica italiana

     

  • Segretario del partito popolare italiano

     

  • Deputato del regno d’ Italia

     

  • Membro dell'Abgeordnetenhaus

     

  • Presidente dell'Assemblea comune europea

     

  • Membro della Dieta tirolese

    Risultati immagini per alcide de gasperi presidente della repubblica

 

Museo Casa De Gasperi

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http://www.degasperitn.it/en/museo-de-gasperi/

Liliana Segre

 

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, le ha telefonato personalmente per informarla della nomina a senatrice a vita, è stata nominata per "aver illustrato la Patria con altissimi meriti nel campo sociale". Le sue prime parole sono state: "Porterò al Senato la voce di chi subì le leggi razziali"  

Il decreto è stato controfirmato dal Presidente del Consiglio dei Ministri, Paolo Gentiloni che ha definito la nomina "una decisione preziosa a 80 anni dalle leggi razziali''

La sua storia:

Nata a Milano in una famiglia ebraica , visse con suo padre, Alberto Segre, e i nonni paterni. La madre, morì quando Liliana non aveva neanche compiuto un anno. Capisce di essere ebrea attraverso le leggi razziali del 1938, per le quali viene espulsa dalla scuola.

Il 10 dicembre 1943 provò, assieme al padre e due cugini, a fuggire in Svizzera: i quattro furono però respinti. Il giorno dopo, venne arrestata a Selvetta di Viggiù, in provincia di Varese, all'età di tredici anni.

Dopo il carcere di Varese passò prima in quello di Como e poi a Milano.

Il 30 gennaio 1944 venne deportata dal binario 21 della stazione di Milano al campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau. Fu subito separata dal padre, che non rivide mai più e che sarebbe morto poco dopo. Il 18 maggio 1944 anche i suoi nonni paterni, furono portati ad Auschwitz, dove morirono.

Ricevette il numero di matricola 75190, che le venne tatuato sull'avambraccio. "Lavorò" per circa un anno presso la fabbrica di munizioni Union, della Siemens. Alla fine di gennaio del 1945, dopo l'evacuazione del campo, affrontò la marcia della morte verso la Germania.

Venne liberata dall'Armata Rossa il primo maggio 1945. Liliana fu una dei 25 bambini, di età inferiore ai 14 anni, sopravvissuti alla deportazione.

Dopo lo sterminio nazista, visse con i nonni materni, di origini marchigiane, unici superstiti della sua famiglia. Nel 1948 conobbe Alfredo Belli Paci. I due si sposarono nel 1951 ed ebbero tre figli.

 

 La sua testimonianza:

Per molto tempo, non ha mai voluto parlare pubblicamente della sua esperienza nei campi di concentramento. Il ritorno alla vita normale non fu semplice per lei.

 Liliana Segre ricorda di non aver trovato in quegli anni orecchie disposte ad ascoltarla:

«Era molto difficile per i miei parenti convivere con un animale ferito come ero io: una ragazzina reduce dall’inferno, dalla quale si pretendeva docilità e rassegnazione. Imparai ben presto a tenere per me i miei ricordi tragici e la mia profonda tristezza. Nessuno mi capiva, ero io che dovevo adeguarmi ad un mondo che voleva dimenticare gli eventi dolorosi appena passati.»

Partecipazioni e meriti:

 

Nel 1997 è fra i testimoni del film-documentario Memoria.

Nel 2004 è, con una delle tre donne ex-deportate intervistate da Daniela Padoan nel volume ''Come una rana d'inverno".  

Il 29 novembre del 2004, su iniziativa dell'allora Capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi, fu nominata commendatore dell'Ordine al Merito della Repubblica italiana.

Nel 2005 la sua vicenda è riscritta con maggiori dettagli in un libro di Emanuela Zuccalà: "Sopravvissuta ad Auschwitz".

Nel 2009 la sua, insieme a tutte le testimonianze degli italiani sopravvissuti. Nello stesso anno, partecipa al film/documentario di Moni Ovadia, ispirato al poema del poeta russo Itzhah Katzeelson "Il canto del popolo ebraico massacrato".

Il 27 novembre 2008 l'Università di Trieste le conferisce la laurea honoris in Giurisprudenza.

Il 15 dicembre 2010 l'Università degli Studi di Verona le ha conferito la laurea honoris in Scienze pedagogiche.

Angela Bassani

Mi rappresenta l'Art. 32 Cost.

Matteo Bettoni

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Daniele Bortolas

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Filippo Bortolas

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Iside Da Val

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Anna De Paoli

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Nicholas Forlin

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Luca D'Alberto

Mi rappresenta l'Art. 32 Cost.

Josh Franceschinel

Mi rappresenta l'Art. 12 Cost.

Davide Marcon

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Alessia Pagotto

Mi rappresenta l'Art. 15 Cost.

Matteo Titton

Mi rappresenta l'Art. 21 Cost.

Zou Yiwei

Mi rappresenta l'Art. 17 Cost.

Prof.ssa Simonetta Turrin

La legge è uguale per tutti