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Tuesday, 26 March 2019

Liliana Segre

 

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, le ha telefonato personalmente per informarla della nomina a senatrice a vita, è stata nominata per "aver illustrato la Patria con altissimi meriti nel campo sociale". Le sue prime parole sono state: "Porterò al Senato la voce di chi subì le leggi razziali"  

Il decreto è stato controfirmato dal Presidente del Consiglio dei Ministri, Paolo Gentiloni che ha definito la nomina "una decisione preziosa a 80 anni dalle leggi razziali''

La sua storia:

Nata a Milano in una famiglia ebraica , visse con suo padre, Alberto Segre, e i nonni paterni. La madre, morì quando Liliana non aveva neanche compiuto un anno. Capisce di essere ebrea attraverso le leggi razziali del 1938, per le quali viene espulsa dalla scuola.

Il 10 dicembre 1943 provò, assieme al padre e due cugini, a fuggire in Svizzera: i quattro furono però respinti. Il giorno dopo, venne arrestata a Selvetta di Viggiù, in provincia di Varese, all'età di tredici anni.

Dopo il carcere di Varese passò prima in quello di Como e poi a Milano.

Il 30 gennaio 1944 venne deportata dal binario 21 della stazione di Milano al campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau. Fu subito separata dal padre, che non rivide mai più e che sarebbe morto poco dopo. Il 18 maggio 1944 anche i suoi nonni paterni, furono portati ad Auschwitz, dove morirono.

Ricevette il numero di matricola 75190, che le venne tatuato sull'avambraccio. "Lavorò" per circa un anno presso la fabbrica di munizioni Union, della Siemens. Alla fine di gennaio del 1945, dopo l'evacuazione del campo, affrontò la marcia della morte verso la Germania.

Venne liberata dall'Armata Rossa il primo maggio 1945. Liliana fu una dei 25 bambini, di età inferiore ai 14 anni, sopravvissuti alla deportazione.

Dopo lo sterminio nazista, visse con i nonni materni, di origini marchigiane, unici superstiti della sua famiglia. Nel 1948 conobbe Alfredo Belli Paci. I due si sposarono nel 1951 ed ebbero tre figli.

 

 La sua testimonianza:

Per molto tempo, non ha mai voluto parlare pubblicamente della sua esperienza nei campi di concentramento. Il ritorno alla vita normale non fu semplice per lei.

 Liliana Segre ricorda di non aver trovato in quegli anni orecchie disposte ad ascoltarla:

«Era molto difficile per i miei parenti convivere con un animale ferito come ero io: una ragazzina reduce dall’inferno, dalla quale si pretendeva docilità e rassegnazione. Imparai ben presto a tenere per me i miei ricordi tragici e la mia profonda tristezza. Nessuno mi capiva, ero io che dovevo adeguarmi ad un mondo che voleva dimenticare gli eventi dolorosi appena passati.»

Partecipazioni e meriti:

 

Nel 1997 è fra i testimoni del film-documentario Memoria.

Nel 2004 è, con una delle tre donne ex-deportate intervistate da Daniela Padoan nel volume ''Come una rana d'inverno".  

Il 29 novembre del 2004, su iniziativa dell'allora Capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi, fu nominata commendatore dell'Ordine al Merito della Repubblica italiana.

Nel 2005 la sua vicenda è riscritta con maggiori dettagli in un libro di Emanuela Zuccalà: "Sopravvissuta ad Auschwitz".

Nel 2009 la sua, insieme a tutte le testimonianze degli italiani sopravvissuti. Nello stesso anno, partecipa al film/documentario di Moni Ovadia, ispirato al poema del poeta russo Itzhah Katzeelson "Il canto del popolo ebraico massacrato".

Il 27 novembre 2008 l'Università di Trieste le conferisce la laurea honoris in Giurisprudenza.

Il 15 dicembre 2010 l'Università degli Studi di Verona le ha conferito la laurea honoris in Scienze pedagogiche.

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Prof.ssa Simonetta Turrin

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