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Tuesday, 21 May 2019

Don Milani

Famiglia e Vita:

 

Milani nacque da Albano e da Alice Weiss a Firenze in una famiglia agiata, lui era il secondogenito di tre figli.

Il padre era un chimico con la passione per la letteratura invece la madre proveniva da una famiglia di ebrei boemi che si erano trasferiti a Trieste per lavoro.

Nel 1930, a causa della crisi economica, la famiglia si spostò a Milano. Trattandosi di una famiglia comprendente ebrei, il progressivo espandersi in quegli anni dell'antisemitismo e l'ascesa del nazismo in Germania indussero i genitori a cautelativamente contrarre matrimonio con rito cattolico e a battezzare i loro figli.

Lorenzo era un ragazzo vivace e intelligente, frequentò con scarso profitto il liceo classico Berchet di Milano, diplomandosi nel maggio del 1941. Appena diplomato, rifiutò di iscriversi all'università, cosa che i genitori avrebbero desiderato, e manifestò l'intenzione di fare il pittore.

A fine maggio 1941 iniziò a frequentare lo studio del pittore tedesco Hans-Joachim Staude a Firenze. Staude si rivelerà figura fondamentale non solo per la crescita artistica di Lorenzo, ma anche per il suo cammino verso la conversione. Secondo una sua biografa, le regole artistiche apprese dal maestro saranno applicate alla vita da Milani. Le più importanti regole del maestro sono:

  1. In un soggetto cercare sempre l'essenziale
  2. Vedere sempre i dettagli come parte di un tutto

A settembre 1941 Milani si iscrisse al corso di pittura all'Accademia di Brera a Milano. Qui ebbe come insegnanti Achille Funi ed Eva Tea. Quest'ultima ebbe un ruolo importante nel suscitare nel giovane Lorenzo l'interesse per l'arte sacra e la liturgia. Milani inoltre al interesse per la pittura sapeva parlare inglese, francese, tedesco, spagnolo, latino ed ebraico.

In quel periodo Lorenzo "aveva una cotta per una ragazza conosciuta a Brera quest’ultima si chiamava Tiziana, una sua compagna di corso.

Con Tiziana Milani condivideva la passione per l'arte e un atteggiamento di opposizione al regime fascista. Tiziana sarà testimone privilegiata del cambiamento interiore di Lorenzo, infatti sarà la prima persona a cui dirà che si farà prete, al contrario Tiziana concluderà il corso di studi e diventerà pittrice prima a Milano, poi a Trieste.

Il 9 novembre 1943 entrò nel seminario di Cestello in Oltrarno. Il periodo del seminario fu per lui piuttosto duro, poiché Milani cominciò fin dall'inizio a scontrarsi con la mentalità della Chiesa e della curia: non riusciva a comprendere le ragioni di certe regole manierismi che ai suoi occhi erano lontanissimi dall'immediatezza e sincerità del Vangelo.

Fu ordinato sacerdote nel duomo di Firenze il 13 luglio 1947. Il suo primo, e breve, incarico fu a Montespertoli come vicario in aiuto del parroco locale.

 

La scuola di Barbiana:

 

Le risposte a queste critiche vennero date con una “Lettera ad una professoressa”, in cui i ragazzi della scuola (insieme a don Milani) denunciavano il sistema scolastico e il metodo didattico che favoriva l'istruzione delle classi più ricche, lasciando la piaga dell'analfabetismo in gran parte del paese. La Lettera a una professoressa fu scritta negli anni della malattia di don Milani. Pubblicata dopo la sua morte è diventata uno dei motti del movimento studentesco del '68. Altre esperienze di scuole popolari sono nate nel corso degli anni basandosi sull'esperienza di don Lorenzo e sulla Lettera a una professoressa.

Don Milani abolì ogni forma di punizione corporale all'epoca ammesse per legge nella scuola pubblica, sostituendole con la perdita della benevolenza o del sorriso del maestro. In questo aspetto imitò l'esempio del "pedagogo" Vittorino da Feltre, sebbene l'attività sportiva rivesta un'importanza molto limitata nel modello educativo di don Milani.

 

Nel dicembre del 1954, venne mandato a Barbiana come sostituto al prete precedente, quest’ultima è una città minuscola e sperduta nel comune di Vicchio, in Mugello, con poche case intorno alla chiesa e tanti casolari.

Qui dove iniziò il primo tentativo di scuola, espressamente rivolto alle classi popolari, dove, tra le altre cose, sperimentò il metodo della scrittura collettiva. Gli ideali della scuola di Barbiana erano quelli di costituire un'istituzione inclusiva, democratica, con il fine non di selezionare quanto di far arrivare, tramite un insegnamento personalizzato, tutti gli alunni a un livello minimo d'istruzione garantendo l'eguaglianza con la rimozione di quelle differenze che derivano da censo e condizione sociale.

La sua scuola era alloggiata in un paio di stanze della canonica annessa alla piccola chiesa di Barbiana quando c’era bel tempo si faceva lezione fuori sotto il pergolato. La scuola di Barbiana era un vero e proprio insieme dove si lavorava tutti quanti e la regola principale era che chi sapeva di più aiutava chi sapeva di meno, 365 giorni all'anno.

La scuola sollevò immediatamente delle eccezioni e molte critiche, gli attacchi ad essa furono tanti, dal mondo della chiesa e non solo anche da quello laico.

 La sua morte:

 

Don Milani morì verso la fine di giugno del 1967 a causa di un linfoma di Hodgkin; negli ultimi mesi della malattia volle stare vicino ai suoi ragazzi perché, come sosteneva, "imparassero che cosa è la morte". Tuttavia, nei suoi ultimi giorni di vita fu riportato a Firenze, per morire in casa di sua madre.

Fu poi tumulato nel piccolo cimitero poco lontano dalla sua chiesa e scuola di Barbiana, seppellito in abito talare e, su sua espressa richiesta, con gli scarponi da montagna ai piedi.

La morte chiuse anche il processo di appello, allora ancora in corso, senza dunque consentire che pervenisse a sentenza.

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Prof.ssa Simonetta Turrin

La legge è uguale per tutti