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Monday, 10 December 2018

Le quote rosa

Si parla di quote rosa per indicare il numero di posti riservati alle donne nell’organico di determinate strutture pubbliche e private: imprese, istituzioni educative, organismi decisionali… Sono misure che vengono introdotte per garantire la rappresentatività femminile in ogni settore della società.

In politica, le quote sono definite attraverso regole legali (legislative o costituzionali) e disposizioni interne agli statuti dei partiti che fissano una percentuale minima per ogni genere nella composizione delle liste elettorali, al fine di riequilibrare la presenza dei due generi nelle assemblee rappresentative che è, storicamente, a sfavore delle donne.

Ragionando su scala globale, basti pensare che “nel 1975 nei parlamenti di tutto il mondo le donne erano il 10,9 per cento. Nel 2010 sono salite al 18 per cento. Cioè, un aumento del 7 per cento in 35 anni. A questo ritmo ci vorranno 160 anni per raggiungere la parità”. In base a queste considerazioni, l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa si è espresso a favore di misure antidiscriminatorie da introdurre nei sistemi elettorali di tutti i paesi membri.

L’esperta svedese Drude Dahlerup fissa la “soglia critica”, cioè la percentuale al di sotto della quale non è possibile percepire una “presenza di genere” nelle pratiche politiche, al 40%.

Sono numerosi i paesi in Europa e nel mondo che hanno introdotto simili misure correttive per il riequilibrio della rappresentanza. La Svezia, che oggi vanta una rappresentatività di donne in Parlamento di poco inferiore al 50%, l’ha fatto attraverso gli statuti dei partiti. Altri paesi, come la Francia e la Spagna, hanno operato sui sistemi elettorali.

In Italia, la Corte costituzionale, con la sentenza n. 49/2003, ha riconosciuto che “la finalità di conseguire una ‘parità effettiva’ fra uomini e donne anche nell’accesso alla rappresentanza elettiva è positivamente apprezzabile dal punto di vista costituzionale”. Nel 2003, l’articolo 51 della Costituzione è stato riformato con un’integrazione che recita: "Tutti i cittadini dell'uno o dell'altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge. A tal fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini". Questa modifica è volta dare copertura costituzionale a tutti quei provvedimenti legislativi ed amministrativi con i quali si intendono garantire forme di partecipazione paritaria tra donne e uomini, in particolare alla designazione di cariche elettive.

Dopo il fallimento della legge del 2006 sulle “quote rosa”, il Parlamento ha approvato nel 2012 nuove norme che obbligano gli statuti degli enti locali a promuovere la parità nelle giunte e negli enti, aziende e istituzioni da essi dipendenti, a garantire che ciascuno dei due generi sia rappresentato per almeno un terzo nelle liste elettorali e a introdurre la doppia preferenza di genere per i candidati al Consiglio comunale: l’elettore può esprimere due preferenze, purché siano di genere diverso.

Per quanto riguarda il mondo dell’impresa, nel 2011 l’Italia ha introdotto misure di garanzia per la partecipazione femminile ai consigli di amministrazione delle aziende quotate in Borsa e delle società a partecipazione pubblica (cosiddette “quote rosa nei Cda”). Su questo versante, ha anticipato la normativa europea: la Commissione Europea ha adottato una legge simile, su scala comunitaria, a novembre del 2012, su iniziativa della commissaria per la giustizia Viviane Reding.

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Mi rappresenta l'Art. 32 Cost.

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Prof.ssa Simonetta Turrin

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